Varanasi: la città sacra del Gange

Una città sospesa tra il tempo, il fiume e l’eternità

Ci sono città che si possono visitare e città che, prima ancora di essere raggiunte, sono già entrate nell’immaginazione.

Varanasi appartiene alla seconda categoria.

Conosciuta anche come Benares e Kashi, è una delle città più antiche e più sacre dell’India, un luogo nel quale il Gange non è soltanto un fiume e la morte non rappresenta semplicemente la fine della vita. Qui il paesaggio urbano, la religione, la letteratura, la memoria e il cinema sembrano essersi sovrapposti fino a formare un’unica grande narrazione.

Chi arriva a Varanasi incontra una città reale, moderna, rumorosa, affollata, attraversata da automobili, motociclette, pellegrini, studenti, commercianti e turisti. Ma basta scendere verso il fiume perché questa modernità sembri improvvisamente poggiare sopra qualcosa di molto più antico.

All’alba, quando le prime barche cominciano a muoversi sull’acqua e i ghat emergono lentamente dalla nebbia, Varanasi assume un’altra dimensione. Le campane dei templi, il fumo degli incensi, le offerte deposte sul Gange, le preghiere, i pellegrini che si immergono nell’acqua e le figure dei sacerdoti compongono una scena nella quale il passato non sembra essere scomparso.

È ancora presente.

Ed è forse questo il motivo per cui Varanasi ha esercitato, per secoli, un’attrazione così potente sui viaggiatori, sugli scrittori, sui fotografi e, più recentemente, sui registi.

Per un europeo che la osserva per la prima volta, la città può sembrare quasi irreale. Ma Varanasi non è un’invenzione esotica costruita per lo sguardo occidentale. È una città viva, abitata e continuamente trasformata, nella quale tradizioni antichissime convivono con la vita contemporanea.

Questa pagina vuole essere una porta d’ingresso a quella complessità.

Non una semplice guida turistica, ma un percorso attraverso la storia, il Gange, i ghat, la morte, il misticismo, la letteratura e il cinema di Varanasi.

Esplora Varanasi attraverso i suoi luoghi, le sue storie e il cinema

La storia di Varanasi non può essere contenuta in una sola pagina. Ogni luogo, ogni ghat, ogni rituale e ogni sguardo letterario apre una nuova prospettiva sulla città.

Per questo abbiamo raccolto una serie di approfondimenti dedicati ai diversi volti di Benares:

Storia di Varanasi
Dalle origini della città sacra alla Varanasi contemporanea, attraverso le trasformazioni storiche, religiose e culturali che ne hanno costruito l’identità.

Benares e i suoi nomi: Varanasi, Kashi, Benares
Tre nomi per una stessa città, ma anche tre differenti prospettive sulla sua storia, sulla sua cultura e sulla sua sacralità.

Il Gange a Varanasi
Il fiume sacro, la dea Ganga, le abluzioni, le offerte e il rapporto profondo fra il Gange e la vita religiosa della città.

I ghat di Varanasi
Un viaggio lungo le scalinate che collegano la città al fiume, tra pellegrinaggio, vita quotidiana, architettura e memoria.

Manikarnika Ghat
Il più celebre dei luoghi di cremazione di Varanasi e uno dei luoghi nei quali il particolare rapporto della città con la morte si manifesta con maggiore intensità.

Dashashwamedh Ghat
Uno dei luoghi più spettacolari della città, dove il Gange diventa il centro della grande cerimonia serale.

La Ganga Aarti
Fuoco, campane, preghiere e offerte: la cerimonia che ogni sera trasforma le rive del Gange in uno spazio rituale di straordinaria forza visiva.

Varanasi e la morte
Perché a Varanasi la morte non viene separata dalla vita e come questa particolare concezione abbia influenzato lo sguardo dei viaggiatori occidentali.

Varanasi e il moksha
Il significato della liberazione dal ciclo delle rinascite e il ruolo che Kashi occupa nella tradizione religiosa hindu.

Varanasi nella letteratura
Dai racconti dei viaggiatori antichi agli scrittori moderni: la lunga storia di una città trasformata dalla letteratura in uno dei grandi simboli dell’Oriente.

Varanasi nel cinema
I film che hanno portato sullo schermo il paesaggio, la spiritualità, la morte e la vita quotidiana della città.

Varanasi e il misticismo
La città sacra attraverso yoga, filosofia, ricerca spirituale, guru, pellegrinaggio e lo sguardo degli occidentali alla ricerca dell’India interiore.

Varanasi vista dai viaggiatori occidentali
Come Loti, Gozzano, Moravia, Pasolini e altri scrittori hanno cercato di raccontare una città che sembrava sfuggire alle categorie occidentali.

Pierre Loti a Varanasi
Il viaggio del grande scrittore francese verso Benares e il rapporto fra la città, il Gange e la sua ricerca spirituale.

Varanasi fotografata
Le immagini che, dall’epoca della fotografia ai nostri giorni, hanno contribuito a costruire l’immaginario internazionale di Benares.

Varanasi come set cinematografico
Perché ghat, palazzi, barche, templi, rituali e luce fanno di Varanasi uno dei luoghi più naturalmente cinematografici del mondo.


Varanasi non è soltanto un luogo da vedere

È un luogo da attraversare lentamente.

Da leggere.

Da ascoltare.

Da osservare prima dell’alba e ancora dopo il tramonto.

È una città nella quale il paesaggio diventa racconto e il racconto diventa memoria.

Ed è proprio seguendo queste tracce — quelle del Gange, dei ghat, dei pellegrini, degli scrittori e dei cineasti — che il viaggio verso Benares può cominciare davvero.

Una città che continua a raccontarsi

Forse il motivo per cui Varanasi continua ad affascinare scrittori, fotografi e registi è proprio questo.

Non è mai completamente leggibile.

Ogni volta che sembra di averne trovato la chiave, appare un’altra porta.

È una città antica e contemporanea.

Sacra e quotidiana.

Silenziosa e rumorosa.

Bellissima e difficile.

Accogliente e inaccessibile.

Spirituale e profondamente materiale.

È il luogo delle celebrazioni e quello delle cremazioni.

Il luogo della nascita simbolica e quello della morte.

Il luogo nel quale il Gange viene venerato e quello nel quale migliaia di persone vivono ogni giorno.

Per il viaggiatore occidentale può diventare uno specchio.

Per lo scrittore, una pagina.

Per il fotografo, un’infinita successione di immagini.

Per il regista, un set naturale.

Per il pellegrino, una città sacra.

Per chi vi nasce, semplicemente, una città.

Ed è forse proprio questa molteplicità a renderla così affascinante.