Varanasi nella letteratura

Pochi luoghi dell’India hanno avuto una presenza così forte nella letteratura occidentale.

Nel corso dei secoli, Varanasi è stata raccontata da viaggiatori, scrittori, diplomatici, missionari e artisti.

Ma è soprattutto tra Ottocento e Novecento che la città entra stabilmente nell’immaginario letterario europeo.

Pierre Loti ne offre una delle rappresentazioni più celebri attraverso il suo viaggio in India.

Mark Twain, che visitò l’India alla fine del XIX secolo, contribuì anch’egli alla costruzione dell’immagine occidentale di Benares.

Più tardi arriveranno gli scrittori italiani.

Guido Gozzano, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini appartengono a momenti diversi della storia dello sguardo italiano sull’India.

E intorno a loro si apre una costellazione di altri autori: Rudyard Kipling, Rabindranath Tagore, Gérard de Nerval, Gustave Flaubert, fino agli autori contemporanei.

La cosa più interessante è che nessuno di questi scrittori vede esattamente la stessa India.

Ognuno porta con sé il proprio tempo, la propria cultura e le proprie aspettative.

L’India descritta da Loti non è quella di Pasolini.

Quella di Pasolini non è quella di Moravia.

E quella di Kipling non coincide con nessuna delle precedenti.

La storia della letteratura di viaggio è, in fondo, anche la storia di come l’Occidente ha imparato a guardare l’Oriente.